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Escursioni In Sicilia
Le Vie del Sale Scilia -Trapani
Sole, mare e vento, guidati dalla mano dell'uomo in secoli di lavoro e ingegno, sono gli ingredienti naturali per la produzione del sale, nel meraviglioso scenario della Riserva Naturale Orientata delle Saline di Trapani e Paceco. L'immensa distesa di acqua visibile da Erice, affacciandosi verso le Egadi, appare separata dolcemente da linee più scure che creano geometrie che regalano alle saline un aspetto unico. La riserva, creata per salvaguardare una delle ultime zone umide della Sicilia occidentale, con le sue peculiarità botaniche, la sua ricchezza faunistica e il suo patrimonio di storia di lavoro, tutela le saline dalla minaccia sempre concreta ed incombente di una incontrollata espansione urbana e industriale, unita al proliferare delle discariche e dell'abusivismo.
Circondate da strade, strutture industriali, strette dal porto di Trapani e dalle villette di Nubia, le saline di Trapani e Paceco mantengono nonostante tutto una bellezza ed un fascino unici. L'Isola della Calcara che si staglia contro le Isole Egadi, assume, all'ora del tramonto atmosfere da sogno. Erice, nelle rare giornate di assenza di vento, si specchia nelle saline, mentre i mulini si stagliano contro il cielo in un silenzio e un immobilità a volte triste, quasi memori dei passati splendori.
>> Cenni Storici
Idrisi, famoso viaggiatore arabo, riporta la sua testimonianza sulle saline, già nel periodo del regno normanno. Federico di Svevia le trasforma in un monopolio di Stato, che si mantenne durante la dominazione angioina. Il duro lavoro dei salicoltori continua, sfruttato e monopolizzato, durante le diverse dominazioni, e il paesaggio muta di poco, con le pietre di sempre (il tufo), i mulini che sollevano gli uomini dalle fatiche antiche ed i colori spettacolari che acque dalla salinità diversa assumono alle ore del tramonto: amaranto, vermiglio, porpora, rubino.
La Guerra del Vespro e la supremazia della corona aragonese, con il conseguente passaggio dell'isola ad essa, sancisce il ritorno della proprietà privata. Il duro lavoro continua. Gli uomini sudano sotto il sole cocente di Trapani nei mesi della raccolta del sale, a mano, con mezzi arcaici di raccolta e di trasporto. Il porto di Trapani, dal 1572 diventa il più importante in Europa per l'esportazione del prezioso sale. Gli "schifazzi", barche a vela particolari usate per il trasporto del sale, percorrono frenetici, i canali dalle saline al porto. Duecentomila tonnellate di sale all'anno, oltre 40 saline attive lungo la costa tra Trapani e Marsala, furono per secoli il vanto economico della popolazione isolana, che rifornì le tavole di tutti i regni e le lingue.
Poco prima dell'Unità d'Italia nascono le saline di Cagliari ed inizia una spietata concorrenza, che dà il via a una crisi che sarà ulteriormente aggravata dallo scoppio della Seconda Guerra Mondiale e dalla concorrenza straniera.
La storia recente parla di una rinascita, grazie alla rivalutazione del sale marino per l'organismo umano, e all'amore di alcuni proprietari che hanno frenato l'espansione del cemento a danno delle saline, una espansione urbana che purtroppo ha sottratto all'industria del sale ed alla natura, un'ampia porzione di questo splendido ambiente umido costiero.
>> La salicoltura
L'acqua del mare, l'energia del vento e il calore del sole sono gli elementi che, indirizzati dall'opera dell'uomo, producono il prezioso sale. Ma sono necessari un mare ad alta salinità, una presenza quasi costante di vento e scarsa piovosità. Il principio della lavorazione del sale è semplice: si convoglia l'acqua di mare in diverse vasche di dimensione e livelli differenti, provocandone quindi l'evaporazione e lasciando depositare il cloruro di sodio sul fondo, da dove poi viene raccolto e trasportato per successiva lavorazione (pulitura, raffinazione).
L'acqua di mare viene convogliata in grandi vasche chiamate "fridde" a ridosso della costa. Da qui, attraverso canali e chiuse, l'acqua viene trasferita in bacini meno grandi e profondi delle "fridde", chiamate vasche "d'acqua cruda o retrocalda". Per consentire una migliore evaporazione e concentrazione del cloruro di sodio, le vasche diminuiscono di ampiezza e profondità, ma aumentano di numero.La frammentazione dei bacini è importante per accelerare l'evaporazione dell'acqua provocata dal vento e dal sole. Lunghi canali muniti di chiuse collegano queste vasche chiamate "messaggere o ruffiane" alle vasche di retrocalda, per favorire l'evaporazione anche durante il trasferimento. Un ultimo gruppo di vasche accoglie l'acqua di mare per la produzione del sale: sono le vasche di "calda", quadrate, accostate su due file, una in comunicazione con le "messaggere", l'altra con le "caselle", dove termina la produzione del sale. Ai margini, cumuli di sale vengono posati e ricoperti di tegole di terracotta, dai tenui colori della terra e del sole.
L'antica fatica della raccolta del sale è stata recentemente attenuata dall'apporto delle nuove tecnologie, ma anche così il lavoro delle saline resta un lavoro molto duro. Al posto della pala, si utilizza un mezzo simile all'aratro per raccogliere il sale nelle vasche, un nastro trasportatore poi sostituisce le ceste che venivano caricate sulle spalle, mentre pompe a gasolio o elettriche sostituiscono le pale dei mulini a vento. Il fondo delle vasche salanti viene invece rullato da macchine schiaccia sassi al posto del rullo di legno o di pietra tirato a mano, e nella loro imperfezione, assumono un aspetto dolce, creando una simmetria particolare e affascinante con il prodotto del mare, del sole, del vento.
 
 
 
 
 
 
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